Lo tsunami del 26 dicembre 2004. Ne L’ultimo quarto di luna ho dedicato dei capitoli a questo dramma, che mi ha colpita in modo particolare. Per la sua furia improvvisa quanto spaventosa. Per il momento dell’anno davvero speciale, il giorno dopo Natale, che ha irriso trasformandolo in orrore. E ancor di più per le storie di vita, per le fatalità quasi impossibili da credere, per i sorrisi ignari eternati dalle centinaia di foto dei dispersi… Storie e sorrisi di chi là era andato per qualche giorno di vacanza senza sapere di aver pochi giorni di vita. O di chi là viveva, più o meno bene, più o meno legato ai ricchi turisti, con o senza un lavoro. Lo tsunami mi ha tenuta -come credo migliaia di persone- per settimane, a sera tarda, al pc, a seguire le vicende di tanti sconosciuti, sperando per loro e per le famiglie. Cercando nei siti dove a poco a poco si ammassavano foto, dati, appelli… Fissando incredula le immagini agghiaccianti diffuse dagli ospedali di Krabi, Patong ecc. fin dall’indomani della tragedia: corpi senza vita recuperati subito dopo l’ondata devastatrice, corpi di occidentali e di asiatici, di poveri e di ricchi, accomunati da una fine atroce. Volti integri, come colti nel sonno, attoniti… Poi, a quelle immagini quotidianamente se ne aggiunsero altre più orride, di corpi e visi sfigurati, enfiati, senza più lineamenti. E i volti integri restarono quelli delle foto dei dispersi, là sui siti. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, quando per i parenti e gli amici la speranza scemava a poco a poco e sempre meno servivano le segnalazioni: “vestiva una T-shirt a righe blu e verdi…” “Vista per l’ultima volta in un negozio di souvenir…” “Sei anni, capelli rossi…” Da quel 26 dicembre sono passati tre anni. Oggi, per tutti quelli che il 26 dicembre hanno perso qualcuno e per chi se ne è andato, ricco turista o povero indigeno, italiano o straniero, occidentale o asiatico, ho voluto “postare” un ricordo. Un’immagine scattata sulla spiaggia di Khao Lak, in Thailandia. La ragazzina sorridente nella foto sull’albero era tedesca, aveva dodici anni, si chiamava Sophia Dorothea, a Khao Lak era arrivata in vacanza con la famiglia, forse per il suo primo viaggio nei Paesi esotici. Un sogno, forse, per lei. Non è più tornata a casa. A guardarla, una donna e un’altra bimba. Speranza. Continuità. Fiori sulla sabbia, vita sulla morte. Voglio crederci. Per Sophia Dorothea e per tutti i neonati, i bambini e i ragazzi che lo tsunami ha spazzato via. E per tutti i neonati, bambini, ragazzi che la vita non possono viverla o non hanno fatto in tempo a viverla. Perché qualcosa più grande di loro glielo impedisce, glielo ha impedito. La forza della natura su una spiaggia o la violenza degli uomini , purtroppo, in tutto il mondo.
Ciao, al prossimo post. Per dirvi Buon Anno.
«…le piccole cose che danno sapore alla vita me le godo tutte, per gioire mi basta guardare una delle…
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Impazza. Infierisce. Imperversa. Impedisce gli scambi d’auguri e doni sotto l’albero. Più…
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