Ben ritrovati tutti. Son qua di nuovo. Un malanno, due presentazioni di Grace (che vi racconterò) e il lavoro… insomma addio blog, anzi arrivederci. A oggi, appunto. Torno animata da speranze di raccontarvi tante cose belle, ma qualcosa mi fa cambiare idea. Qualcosa che mi ha fatto venire la nausea, proprio dieci minuti fa. Apro il pc, ,leggo le news. Sul sito di Repubblica la notizia che il rogo alla Thyssen-Krupp ha fatto un’altra vittima. Roberto Scola, 32 anni. Foto. Un giovanotto con la faccia buona da povera Italia del Sud affamata di lavoro, faccia buona e pulita, 2 bambini piccoli a casa. Quei bambini che, arrivato in ospedale ridotto a torcia umana, prima di sprofondare nel nulla definitivo dell’incoscienza ha trovato la forza di evocare con i medici, confessando la sua grande paura di non rivederli mai più. Guardo la sua faccia da brava persona, penso che con i compagni lavorava da dodici ore, penso a chi l’ha visto bruciare vivo con gli altri sei e ha scoperto di non poter fare nulla per aiutarlo se non pregare, perché estintori e idranti erano fuori uso… tanto chissenefrega, a febbraio si chiude… penso a questo, penso a che cosa si saran detti quest’uomo e sua moglie fino a poche ore prima che lui uscisse per andare in fabbrica, magari progettando le Feste, i regali per i bambini e senz’altro contando i soldi che non bastavano per tutto… penso, penso, poi il mouse si sposta su: vedi foto… clicco, senza sapere che mi sto spostando sulla pagina di Repubblica.it Torino e che mi verrà voglia di vomitare. Ma non perché si vedranno le orride immagini delle “torce vive” nella “fabbrica dei ragazzi” (al macello pare mandassero solo loro, lì, ormai, tanto chissenefrega a febbraio si chiude), no, quelle non si vedono. Vomitare per un’altra ragione: immagini dell’esterno della Thyssen, carabinieri, ambulanze ecc…. poi, a destra, in scorrimento, la rutilante pubblicità di una superchic gioielleria di Torino con superchic boutique anche al superchic hotel “Principi di Piemonte” del Sestrière. Diamanti, platino, rubini, la”boutique dell’orologio”… Ma non basta, scorrendo verso il basso, accanto ai tre flash sulla tragedia della Thyssen la foto di lui, l’Immancabile, Lapo Elkann, “arrivato in auto direttamente sulla piazza” non so che cavolo lì a Torino per inaugurare la boutique della sua nuova linea non so che cavolo. Un Lapo trionfante: ” Non ho preso multe!”
Un po’ di pudore, di dignità, di decenza, andiamo… Rabbia, poi una domanda spontanea. Non si poteva, almeno per qualche ora, sulla Home page di Repubblica.it Torino evitare la sconcezza? Togliere almeno per qualche ora, in segno di rispetto per quei poveri sventurati arsi vivi dall’incuria dei chissenefrega l’insulto ammiccante delle pubblicità superlusso e delle sviolinate ai Nulla del jet-set? Che pena, che schifo…
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